Nota Bene

gennaio 22, 2010 at 5:33 pm (Uncategorized)

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La Filosofia Della Libertà

gennaio 19, 2010 at 9:36 pm (Uncategorized)

La filosofia della libertà è basata sul principio della proprietà di se stessi.
Noi siamo i proprietari della nostra vita.
Negarlo significa che altri hanno sulla nostra vita una pretesa maggiore di quella che abbiamo noi.
Nessuna altra persona, o gruppo di persone, è proprietario della nostra vita, e nemmeno noi possiamo esserlo della vita di altri.
Noi esistiamo nel tempo, passato, presente, futuro.
Perdere la vita è perdere il futuro.
Perdere la libertà è perdere il presente.
E perdere il frutto della nostra vita e della nostra libertà è perdere quella parte del passato che l’ha prodotto.

Un prodotto della vita e della libertà è la proprietà.
La proprietà è il frutto del nostro lavoro, del nostro tempo, delle nostre energie e del nostro talento.
La proprietà è quella parte della natura che noi trasformiamo in qualcosa di utile e che ha valore.
La proprietà è anche la proprietà di altri che ci viene data attraverso uno scambio volontario e consensuale.
Due persone che scambiano la proprietà volontariamente ne hanno un vantaggio altrimenti non lo farebbero.
Solo loro possono prendere questa decisione per se stessi.
Talvolta qualcuno usa la forza o la frode per sottrarre beni ad altri, senza la loro volontà e senza il loro consenso.

Usare per primi la forza per togliere la vita agli altri è omicidio.
Togliere la libertà è schiavismo.
Togliere la proprietà è furto.
E’ lo stesso se tali azioni sono compiute da un singolo, da molti contro pochi, o anche da funzionari pubblici in eleganti uniformi.

Noi abbiamo il diritto di proteggere dall’aggressione di altri la nostra vita, la nostra libertà e la proprietà, legittimamente acquisita.
E possiamo chiedere ad altri di aiutarci a difenderci.
Ma non abbiamo il diritto ad usare per primi la forza contro la vita, la libertà e la proprietà di altri.
Ugualmente, non abbiamo il diritto a incaricare altri di dare inizio alla forza per conto nostro.
Noi abbiamo il diritto di scegliere chi ci guidi, ma non abbiamo alcun diritto di imporre governanti ad altri.

Indipendentemente da come vengono scelti i funzionari pubblici sono solo degli esseri umani, e non hanno alcun diritto a pretendere di essere considerati superiori a noi.

Indipendentemente dalle fantasiose etichette date alla loro funzione, o dal numero di persone che li sostengono, i pubblici funzionari non hanno diritto di uccidere, di rendere schiavi o di rubare.

Non possiamo concedere loro alcun diritto che noi stessi non abbiamo.
Siamo noi i proprietari della nostra vita, e ne siamo i responsabili.
La nostra vita non l’abbiamo presa in prestito da altri che possono pretendere da noi obbedienza.
Né siamo gli schiavi di altri che possono pretendere il nostro sacrificio.
Siamo noi a scegliere i nostri obiettivi, basati sui nostri valori.
Il successo e il fallimento sono stimoli necessari per imparare a crescere.
L’azione in nome di altri è virtuosa solo quando deriva da una scelta consensuale e reciproca.
Dal momento che la virtù può esistere solo se vi è libera scelta, questa è la base per una società veramente libera.
Non è solamente il fondamento più utile per le azioni umani, ma anche il più etico.

I gravi problemi che gli stati provocano usando per primi la forza hanno una soluzione.
La soluzione, per i popoli della terra, è di cessare di chiedere ai rappresentanti degli stati di dare il via all’uso della violenza in loro nome.

Il male non nasce solamente dalle persone realmente cattive, ma anche da quelle buone che tollerano l’uso della forza da parte di altri come mezzo per raggiungere i loro fini.
In questo modo,nel corso della storia, i buoni hanno messo il potere nelle mani dei cattivi.

Credere in una società libera è affidarsi al processo di scoperta nel mercato dei valori, piuttosto che a una visione e a un traguardo imposto da altri.
Permettere che lo stato usi la forza per imporre una determinata visione è inerzia mentale, e in genere ha conseguenze indesiderate e perverse.
Perseguire una società libera richiede il coraggio di pensare, di parlare e di agire.
Specialmente quando è più facile non far niente.

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La vita non è ciò che ci accade, ma ciò che facciamo con ciò che ci accade

gennaio 19, 2010 at 5:05 pm (Uncategorized)

La vita non è ciò che ci accade, ma ciò che facciamo con ciò che ci accade
Fai conto di essere una maratoneta. Stai correndo con i tuoi amici e le tue amiche. A un certo punto capisci di avere una buona gamba, un bel passo, di poter andare più veloce, e allora decidi di seguire questa tua forza. Di convertirti al tuo talento. Dopo un po’ che corri, ti accorgi di aver staccato il gruppo. Ti giri e ti scopri sola. Loro sono indietro, tutti insieme che ridono, e tu sei sola con te stessa. Siccome non riesci a reggere questa solitudine, rallenti finché il gruppo ti raggiunge e, negando il tuo talento, fingi di essere come loro. Rimani nel gruppo. Ma tu non sei così, non sei come loro. Infatti anche lì in mezzo ti senti comunque sola.

Spesso dicevo che la vita era uno schifo.Anche quella frase mi stava fregando, perché avrei dovuto dire: “La mia vita è uno schifo”.Allora, magari avrei iniziato a chiedermi se potevo fare qualcosa per cambiarla. Se era tutta colpa del destino, del caso, della sfortuna, o se invece anch’io ne ero colpevole. Perché dire che la vita fa schifo è come dire che non c’è niente che si possa fare. Che bisogna accettarlo come un dato di fatto imprescindibile.Fortuna che poi ho cambiato idea.Fortuna che ho capito che la mia vita ha un valore e quel valore glielo do io con le mie scelte e con il coraggio delle mie decisioni. Ho imparato a pormi una domanda ogni sera prima di addormentarmi: cosa hai fatto oggi per realizzare il tuo sogno, la tua libertà?Alla seconda sera in cui mi sono risposto: “Niente”, ho capito quanto in fondo una parte del problema fossi io.
Quindi, o smettevo di lamentarmi o iniziavo a darmi da fare.

“La vita non è ciò che ci accade, ma ciò che facciamo con ciò che ci accade.”

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C’era una volta una scuola.

dicembre 27, 2009 at 11:11 pm (Uncategorized)

C’era una volta una scuola.

Nella scuola c’era una sola classe.
Nella classe c’era un solo maestro.
Nella scuola non c’erano alunni, la classe era vuota e il maestro era sempre solo.
L’uomo era diventato molto triste poiché un maestro senza alunni è come un poeta senza amore.
Proprio nel momento in cui stava per abbandonare la scuola e cercare un altro lavoro, arrivò in classe il primo alunno.
“Benvenuto”, disse l’insegnante. “Come ti chiami?”
“Il mio nome è Mario”, rispose il bambino.
“Di che religione sei?” domandò il maestro.
“Sono cattolico”, rispose il piccolo.
Allora l’uomo, pensando di fare un piacere a Mario, l’indomani gli fece trovare un crocifisso sulla parete alle proprie spalle:

Il bambino era tutto preso a fare un disegno e non sembrò affatto più felice del giorno precedente, tuttavia il maestro si disse che comunque aveva avuto una buona idea.
Poco tempo dopo arrivò in classe una bambina.
“Come ti chiami?” chiese il maestro.
“Il mio nome è Myriam”, disse la piccola.
“Di che religione sei?” domandò l’insegnante.
“Sono ebrea”, rispose lei.
Allora l’uomo, per non fare un torto a quest’ultima, l’indomani sistemò accanto al crocifisso la Stella di David:

Anche la bambina disegnava assorta e non dimostrò alcun particolare entusiasmo, ma il maestro pensò che aveva fatto una cosa giusta.
Passò qualche giorno e un altro alunno arrivò in classe.
“Come ti chiami?” gli domandò l’insegnante.
“Muhammad”, rispose il bambino.
“Di che religione sei?” chiese il maestro.
“Sono islamico”, rispose il piccolo.
Allora l’uomo, per non far sentire escluso il nuovo arrivato, l’indomani aggiunse al crocifisso e alla stella di David anche la mezzaluna:

Pure Muhammad, intento a colorare un foglio, non sembrò gioire della cosa come il maestro si aspettava, ma questi si disse che magari avrebbe gradito più avanti.
Col tempo arrivarono altri alunni, ognuno di una religione diversa, ma tutti ugualmente amavano disegnare e colorare.
C’era un bambino buddista, uno induista, uno taoista e molti altri ancora.
Ognuno dichiarò di seguire un credo diverso da quello degli altri.
La parete nel frattempo era già piena e il maestro non sapeva come fare per essere equo e rispettare tutti gli alunni.
L’uomo era molto preoccupato e in quel momento si ricordò dei giorni in cui era tanto triste, perché era solo e la classe era vuota.
All’indomani i bambini entrarono in classe e trovarono la parete così:

Il maestro si aspettò che gli alunni se ne accorgessero e gliene chiedessero conto, ma nessuno all’inizio sembrò dare importanza alla cosa.
Dopo qualche minuto uno di loro richiamò l’attenzione dell’uomo con la manina alzata: “Maestro…”
“Sì?” fece quest’ultimo.
“Posso attaccare il mio disegno sul muro dietro di lei?” chiese il piccolo.
“Anch’io!” esclamò una bimba.
“Pure io!” gridò un’altra.
“Anche io voglio attaccare il mio disegno!” strillò un altro ancora e così tutti gli altri.
E fu così che il maestro scoprì che era molto meglio ricoprire la parete con i sogni dei bambini, che con i bisogni dei grandi…

fonte: http://alessandroghebreigziabiher.blogspot.com/2009/11/crocifisso-in-classe-la-vera-storia.html

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vivere

dicembre 24, 2009 at 12:50 pm (Riflettendo, amore) ()

non ci sono confini che non possiamo oltrepassare se veramente lo desideriamo.
non ci sono avventure che non possiamo vivere se abbiamo il coraggio di osare.
niente è impossibile se la volontà è più grande delle paure che ci accompagnano, che ci distruggono i sogni, la fantasia…
vivere è accettare la vita così come ci si rivela, con i suoi drammi, le sue paure, le sue incertezze…
ma la paura non deve mai guidarci nelle nostre scelte…
quello che abbiamo dentro è ancora più grande della paura, basta fermarsi ad ascoltarsi per vedere la strada da percorrere….
c’è tutto un mondo intorno a noi che ogni giorno VIVE…
vive con il sole che sorge e tramonta…
vive con il fruscio delle foglie che cantano al vento…
vive con il sorriso di un bambino che cerca il nostro consenso…
vive con la voglia che abbiamo di fare l’amore…
non ci è permesso di comprendere ma ci è data l’opportunità di cogliere la vera essenza della vita…
ad ognuno di noi il compito di cercare la propria…

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Porte

dicembre 12, 2009 at 5:53 pm (Riflettendo, amore)

“A volte le persone sono come delle porte, dei passaggi. Tu per me, io per te. Anche gli sconosciuti, ogni incontro è una porta. Per esempio, Michela potrebbe essere un’occasione, una via di fuga. Potresti trovare in lei degli elementi di crescita”

“Silvia, lo sai, io non sono il tipo che prende un aereo e va da una che non conosce solamente perchè gli gira per la testa..”

(Tratto da “Il giorno in più” di Fabio Volo)

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Leggere

dicembre 8, 2009 at 9:32 pm (Uncategorized)

Tratto dall’ultimo romanzo di Fabio Volo “Il tempo che vorrei”:

“Peccato che non ti piace leggere perchè ci sono storie bellissime che ti appassionerebbero, ne sono certo. Ma non voglio romperti con questa storia dei libri, avrai le tue buone ragioni”

“Dimmi perchè è così importante leggere, secondo te. A cosa può servirmi? Con tutti i problemi che ho perchè dovrei fare anche la fatica di leggere?”

“Spesso però la felicità e l’infelicità sono legate anche agli strumenti che uno ha per affrontare le cose. Non voglio insistere però sappi che leggere mette in moto tutto dentro di te: fantasia, emozioni, sentimenti. Leggere significa trovare le parole giuste, quelle perfette per esprimere ciò a cui non riuscivi a dare una forma. Nei libri le parole di altri risuonano come un’eco dentro di noi, perchè c’erano già. E’ la conoscenza di cui parlava Platone, quella che già ci appartiene, che è dentro di noi. Io a volte dopo aver letto un libro mi sento sazio, appagato, soddisfatto. E’ la curiosità che mi spinge a leggere, non un dovere. E’ la voglia di saperne di più, perchè mi da l’idea di crescere. Anche se le storie sono inventate, il sentimento è reale, si capisce che lo scrittore sa cosa sta descrivendo”.

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Sii tu stesso il cambiamento che vorresti vedere nel mondo

dicembre 4, 2009 at 11:24 pm (Uncategorized)

ghandi

« Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo »

Importante guida spirituale per il suo paese Gandhi è stato uno dei pionieri e dei teorici del satyagraha, la resistenza all’oppressione tramite la disobbedienza civile di massa che ha portato l’India all’indipendenza. Il satyagraha è fondato sulla satya (verità) e sull’ahimsa (nonviolenza). Con le sue azioni Gandhi ha ispirato molti movimenti di difesa dei diritti civili
Da molti Gandhi era visto alla stregua di un eremita, dal momento che conduceva una vita simile a quella monastica, dedicata al pensiero filosofico e soprattutto alla sua messa in pratica. Effettivamente il pensiero gandhiano vedeva il corpo come assolutamente secondario alla vera fonte della forza di un uomo, l’anima, e predicava che solo un distacco dalle necessità materiali potesse portare sulla via della verità, verso Dio:

« Chi non controlla i propri sensi è come chi naviga su un vascello senza timone e che quindi è destinato a infrangersi in mille pezzi non appena incontrerà il primo scoglio. »

Il digiuno

Gandhi praticò spesso dei lunghi periodi di digiuno, che poneva essenzialmente nell’ambito spirituale come un mezzo per distaccarsi sempre più dalla realtà terrena del corpo, analogamente alla castità e alla semplicità di vita. Infatti egli credeva che il digiuno, ma più in generale il controllo nell’assunzione di cibo, portasse all’aumento del controllo dei sensi, indispensabile per un’ascesi spirituale. Il digiuno era anche utilizzato come un’arma politica. Come tale era anche inserito, come vedremo in seguito, tra i mezzi che il rivoluzionario non-violento poteva utilizzare per portare avanti la sua causa.

« Mi convinsi ad abbracciare definitivamente il vegetarismo quando mi persuasi che la supremazia degli uomini sugli animali inferiori non implicava che i primi dovessero sfruttare i secondi, ma che i più progrediti dovessero proteggere gli altri. »

Giustizia e violenza

Secondo Gandhi la giustizia risiede nella riduzione del tasso di violenza presente nella società. Se si utilizza la violenza, anche se per un breve periodo, per ottenere giustizia questa porta inevitabilmente a un aumento del tasso di violenza. Il mezzo deve essere coerente con il fine; non si può adottare un mezzo che porta alla negazione del fine. Se il fine della lotta per la giustizia è la ahimsa, cioè la negazione della violenza nei rapporti umani, non lo si può realizzare facendo ricorso alla violenza.

« Bisogna convertire l’avversario ad aprire le sue orecchie alla voce della ragione.. »

Secondo Gandhi l’unico mezzo con il quale l’uomo giusto può proporsi di affermare la Verità e dunque la ahimsa nei rapporti umani è la persuasione razionale di coloro che con i loro comportamenti violenti causano ingiustizia:

« Bisogna convertire l’avversario ad aprire le sue orecchie alla voce della ragione.. »

I mezzi della persuasione (conversione, non costrizione), per Gandhi, sono essenzialmente due: la discussione e la lotta non violenta. La discussione consiste nel battersi contro un’ingiustizia sociale e politica appellandosi alle autorità ingiuste e all’opinione pubblica. La lotta non-violenta (satyagraha) è la dimostrazione pratica della Verità; essa dimostra la superiorità morale del ribelle, il suo essere dalla parte della verità. Ed è a questo punto che il pensiero filosofico e morale di Gandhi si unisce con quello politico: la nonviolenza per Gandhi è un mezzo per trovare la verità, che è il suo fine, e la satyagraha è l’arma con la quale l’uomo non-violento lotta.

La differenza tra questi due metodi di affermazione della verità sta nel fatto che, mentre la discussione fa appello esclusivamente alla ragione dell’avversario attraverso la dimostrazione teorica della sua ingiustizia, la lotta non-violenta fa appello anche al cuore dell’ingiusto, perché contiene una portentosa dimostrazione pratica della sua ingiustizia.

Se da una parte l’ahimsa è amore disinteressato d’altra parte essa è anche rifiuto totale di ogni tipo di odio verso gli altri: Gandhi afferma come anche se sottoposti ai più terribili soprusi, alle più gravi ingiustizie, ai più strazianti dolori, mai e poi mai si deve ricorrere alla violenza verso il prossimo. Si tratta di una negazione assoluta e senza appello di ogni forma di violenza, prima fra tutte la guerra: non è con la forza che si risolvono le controversie, ma con la volontà e il coraggio di sopportare il male pur di vincere l’ingiustizia. La nonviolenza si contrappone alle pratiche di giustizia che avevano regolato per secoli la storia, a partire dalla Legge del taglione (“occhio per occhio, dente per dente”):

« Occhio per occhio… e il mondo diventa cieco. »

« La sofferenza è la legge dell’umanità, così come la guerra è la legge della giungla. Ma la sofferenza è enormemente più potente della legge della giungla, ed è in grado di convertire l’avversario e aprire le sue orecchie alla voce della ragione… Quando volete ottenere qualcosa di veramente importante non dovete solo soddisfare la ragione ma anche toccare i cuori. L’appello della ragione è rivolto al cervello, ma il cuore si raggiunge solo attraverso la sofferenza. Essa dischiude la comprensione interiore dell’uomo. La sofferenza, e non la spada, è il simbolo della specie umana. »

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Consumismo

ottobre 25, 2009 at 10:18 am (Riflettendo, Uncategorized) ()

Il reale scopo della pubblicità è farci sentire infelici per ciò che abbiamo, quindi continuamente veniamo bombardati da messaggi in cui ci dicono che i nostri capelli non vanno bene, le nostre auto non vanno bene, noi non andiamo bene, ma tutto ciò può andare a posto se andiamo a fare un po’ di shopping. Ma cosa compriamo realmente? da dove arriva e dove finisce la merce che compriamo? come possiamo comprare a prezzi così bassi? Con lo sfruttamento di persone e risorse del pianeta.
In più tutto questo sistema non ci rende per niente felici. Siamo impegnati a lavorare e trovare appagamento in cose per noi superflue, effimere, invece di passare tempo con la famiglia, gli amici, noi stessi, facendo quello che ci rende realmente felici. Siamo pedine inconsapevoli, apatiche, incoscenti dei potenti, governo e prima di tutto multinazionali.

http://niceting.wordpress.com/il-discorso-tipo-dello-schiavo

Siamo noi consumatori a segliere a chi dare i nostri soldi e quindi quali società favorire. E’ importanete per questo inizare ad attuare un consumo consapevole.

Di seguito alcuni suggerimenti:

McDonald’s – Ristorazione
I dipendenti sono sottopagati. Gli animali che forniscono la carne degli hamburger sono costretti a continue gravidanze e vengono imbottiti di antibiotici e farmaci. L’intera ‘politica pubblicitaria’ della multinazionale mira a coinvolgere e convincere i bambini (con regali, promozioni e gadgets). E, ovviamente, quando il bambino rompe i coglioni perché vuole andare da McDonald’s, ci va tutta la famiglia. Tre piccioni con un cheesburger.
La campagna contro questa multinazionale dura ormai da più di una decina d’anni. La McDonald’s è finita più volte sotto processo. Ha pagato diversi milioni di dollari di risarcimento danni ai consumatori.
Negli ultimi sei mesi il fatturato è sceso del 13%.

Nestlé – Alimentari
La campagna di boicottaggio della Nestlé è nata soprattutto dalla politica della società nella vendita del latte in polvere (qui l’azienda controlla più del % del mercato mondiale). La multinazionale avrebbe provocato la morte di 1,5 milioni di bambini per malnutrizione. La Nestlè incoraggia e pubblicizza l’alimentazione dal biberon fornendo informazioni distorte sull’opportunità dell’allattamento artificiale e dando campioni gratuiti di latte agli ospedali (in particolare negli ospedali del Terzo mondo), o ‘dimenticando’ di riscuotere i pagamenti.
Oltre a questo la Nestlè è considerata una delle multinazionali più potenti e più pericolose del mondo. E’ criticata per frodi e illeciti finanziari, abusi di potere, inciuci politici, appoggio e sostegno di regimi dittatoriali. Ultimamente è stata presa di mira per l’utilizzo di organismi geneticamente modificati nella pasta (Buitoni), nei latticini, dolci e merendine.
Intere aree di foresta vengono distrutte per far posto alle sue piantagioni di cacao e di caffè, dove si utilizzano pesticidi molto pericolosi (alcuni proibiti nei paesi industrializzati).
Ecco una lista completa dei marchi di proprietà Nestlè:
Acque minerali e Bevande: Claudia, Giara, Giulia, Levissima, Limpia, Lora Recoaro, Panna, Pejo, Perrier, Pra Castello, San Bernardo, San Pellegrino, Sandalia, Tione, Ulmeta, Vera, Acqua Brillante Recoaro, Batik, Beltè, Chinò, Gingerino Recoaro, Mirage, Nestea, One-o-one, San Pellegrino, Sanbitter.
Dolci, gelati, merendine: Le ore liete, Cheerios, Chocapic, Fibre 1, Fitness, Kix, Nesquik, Trio, Kit Kat, Lion, Motta, Alemagna, Baci, Cioccoblocco, Galak, Perugina, Smarties, Antica Gelateria del Corso
Cacao, caffè e derivati: Cacao Perugina, Nescafè, Malto Kneipp, Orzoro.
Carne e pesce: Vismara, Mare fresco, Surgela,
Frutta e Verdure (anche sottolio e sottaceto): Condipasta, Condiriso, Berni, la Valle degli Orti
Latticini e yogurt: Formaggi Mio, Fruit joy, Fruttolo, Lc1.
Olio e derivati: Sasso, Sassonaise, Maggi,
Latte in polvere: Guigoz, Mio, Nidina, Nestum.

Philip Morris – Sigarette e alimentari
E’ la maggior industria del tabacco del mondo. Si stima che solo le Marlboro uccidano più di 75mila americani all’anno. In america è famosa per essere una delle maggiori finanziatrici di politici che intraprendono battaglie per l’abolizione dei limiti e divieti di fumo. Fino al 1998 finanziava gli scienziati perché effettuassero studi da cui risultava che il fumo passivo non era nocivo. Solo nel 1999 ha ammesso che il fumo fa male. Nel 1997 ha accettato, insieme ad altre multinazionale del tabacco di pagare 206 milioni di dollari (in 25 anni) per risarcire lo stato delle spese sostenute per curare i malati ‘di fumo’.
La Kraft è stata segnalata perché usa organismi geneticamente modificati nei suoi prodotti.
La Philip Morris controlla il marchio Kraft, Fattorie Osella, Mozary, Invernizzi, Invernizzina, Jocca, Linderberg, Lunchables, Maman Louise, Jacobs caffè e Hag, Simmenthal, Spuntì, Lila Pause, Milka Tender, Terry’s, Caramba, Faemino, Splendid, Cote d’Or, Baika, Dover, Gim, Philadelphia, Sottilette, Susanna, Leggereste, Mato-Mato.

Unilever – Alimentare e chimica
Molte associazioni animaliste come Animal Aid hanno lanciato una campagna contro la Unilever per lo sfruttamento degli animali durante gli esperimenti.
E’ boicottata anche per i salari e le condizioni di lavoro nelle sue piantagioni in India (dove possiede il 98% del mercato del tè).
La Unilever controlla i marchi: Lipton Ice Tea, Coccolino, Bio presto, Omo, Surf, Svelto,Cif, Lysoform, Vim, Algida, Carte d’Or, Eldorado, Magnum, Solero, Sorbetteria di Ranieri, Findus, Genepesca, Igloo, Mikana, Vive la vie, Calvè, Mayò, Top-down, Foglia d’oro, Gradina, Maya, Rama, Bertolli, Dante, Rocca dell’uliveto, San Giorgio, Friol, Axe, Clear, Denim, Dimension, Durban’s, Mentadent, Pepsodent, Rexona,

Chiquita – Alimentari
E’ coinvolta in tutto. Intrighi internazionali, scioperi repressi nel sangue, corruzione, scandali e colpi di stato. Utilizza massicce quantità di pesticidi, erbicidi e insetticidi. Approfitta della sua posizione di potere per imporre prezzi molto bassi delle aziende agricole da cui si rifornisce.
Nel 1994 il sindacato SITRAP ha denunciato l’esistenza di squadre armate all’interno delle piantagioni in Centro America e in Ecuador. I lavoratori sono sottopagati, senza alcuna assistenza medica. Le attività sindacali sono represse talvolta con la forza.

Procter & Gamble – Detersivi – Cosmesi e Alimentari
Questa multinazionale statunitense ufficialmente è boicottata dalle associazioni animaliste (Buav, Peta e Uncaged) perché testa i suoi prodotti sugli animali. Ultimamente però la Procter & G è tornata alla ribalta con le patatine Pringles. Contengono organismi geneticamente modificati.
Per quanto riguarda l’ambiente, nonostante le politiche di riduzione degli imballaggi e dei componenti inquinanti, l’azienda rimane una delle maggiori fonti di rifiuti del mondo: i pannolini. In America sono il 2% della spazzatura totale del paese.
E’ nota anche per appoggiare associazioni ‘ambientaliste’ che difendono le politiche delle aziende e delle grandi industrie.
Nel 1997 aveva messo a punto un prodotto di sintesi, battezzato Olestra, da utilizzarsi come sostituto dell’olio. Dopo lunghe pressioni sulla Food and Drug Administrator il prodotto era stato autorizzato all’impiego. E’ stato accertato che provoca diarrea e impedisce l’assorbimento di vitamine liposubili.
La P&G controla i marchi: Intervallo, Lines, Tampax, Bounty (carta assorbente), Tempo, Senz’acqua Lines, Dignity, Linidor, Pampers, Lenor, Ariel, Bolt, Dash, Tide, Nelsen, Ace, Ace Gentile, Baleno, Febreze, Mastro Lindo, Mister Verde, Spic&Span, Tuono, Viakal, Pringles, Infasil, Heald&Shoulders, Keramine H, Oil of Olaz, AZ, Topexan, Infasil, Dove, Panni Swiffer,

Novartis – Chimica e Alimentari
Leader, insieme alla Monsanto nel settore delle biotecnologie. Specializzata nella produzione di mais geneticamente modificato.
Distribuisce con i marchi: Isostad, Vigoplus (bevande dietetiche), Novo Sal, Ovomaltine, Cereal, Piz Buin (crema protettiva)

Esso (Exxon Mobil)

I Verdi del Parlamento Europeo hanno lanciato una campagna di boicottaggio perché la Exxon, l’industria più ricca del mondo, ha sostenuto fortemente l’abbandono del protocollo di Kyoto per la difesa ambientale da parte degli Stati Uniti.

Monsanto – Agrochimica gruppo Pharmacia
Metà del suo fatturato annuale proviene dalla produzione di erbicidi, di ormoni di sintesi e di sementi geneticamente modificate. Il resto proviene dalle attività farmaceutiche.
E’ il terzo produttore del mondo di pesticidi e controlla il 10% del mercato mondiale. E’ una delle maggiori aziende del mondo nella produzione di sementi geneticamente modificati (capaci di resistere agli stessi erbicidi prodotti dalla stessa Monsanto).
Nel 1997, negli Stati Uniti, ha pagato una multa di 50mila dollari per pubblicità ingannevole. Aveva definito l’erbicida Roundup un prodotto ‘biodegradabile ed ecologico’.
Ancora nel 1997, in occasione della conferenza sul clima di Kyoto, la multinazionale ha fatto pressioni affinché la conferenza non inserisse gli HFC (idro fluoro carburi, sostanze pericolose perché contribuiscono in misura notevole all’effetto serra) fra i gas da ridurre.
Nel 1999 è stata denunciata per abuso di posizione dominante nel settore delle biotecnologie.
Sempre nel 1999 è stata denunciata perché testava i suoi prodotti sugli animali.
Controlla i marchi: Mivida Misura

Burger King
In Gran Bretagna è stata al centro dell’attenzione perché stipulava contratti denominati ‘a zero-ore’. I dipendenti non venivano pagati quando ad esempio il negozio era vuoto e quindi non stavano facendo niente.

Kodak
Nel 1990 è stata condannata a pagare una multa di 2 milioni di dollari per essere una delle 10 maggiori produttrici di sostanze inquinanti e cancerogene (è il maggior ‘emettitore’ di metilene cloride degli USA).

Mitsubishi
E’ coinvolta nell’importazione illegale di legname in Giappone. Sarebbe legata anche al commercio di armi e all’industria nucleare.

Coca Cola

Recentemente alcune associazioni di difesa dei lavoratori colombiani hanno deciso di intentare una causa contro la Coca cola per l’omicidio di alcuni sindacalisti. Secondo i portavoce delle associazioni la multinazionale usa vere e proprie squadre della morte per ‘minacciare’ i dirigenti sindacali che intraprendono battaglie per i diritti dei lavoratori. Nei primi sei mesi del 2001 sarebbero stati uccisi 50 dirigenti sindacali, 128 lo scorso anno, piu’ di 1500 negli ultimi dieci anni.

Pepsi cola

Al centro della campagna contro la Pepsi il fatto che la multinazionale appoggia e sostiene paesi con regimi dittatoriali (Birmania, Messico, Filippine). La Pepsico utilizza inoltre animali nei suoi studi ed esperimenti.

Shell

E’ accusata di aver ucciso 80 persone e distrutto più di 500 abitazioni durante una manifestazione di protesta in Nigeria nel 1990.
Nel gennaio 1993 ha represso con la forza una seconda manifestazione organizzata dagli Ogoni. La repressione fu violentissima: 27 villaggi completamente distrutti, 2mila morti.
La multinazionale nega ogni coinvolgimento in queste repressioni violente.

Sun Diamond
E’ un consorzio di cooperative statunitensi. In Italia distribuisce con il marchio Noberasco. Secondo la sezione sindacale americana Teamstars Local Union usa pesticidi pericolosi. E’ stata accusata di licenziare gli scioperanti e dare salari molto bassi.
Nel 1985, in un momento di difficoltà finanziaria, la multinazionale ottenne dai lavoratori un’autoriduzione dei salari del 30-40% e un maggior sforzo lavorativo. Nel giro di poco tempo l’azienda recupero’ e i profitti aumentarono del 40%.
Nel 1991 i lavoratori chiesero di far tornare i salari ai livelli originari, ma invece di accogliere la richiesta, la Sun Diamond licenzio’ i 500 dipendenti in sciopero rimpiazzandoli con nuovi braccianti.
Controlla i marchi: Diamond, Sunsweet

Walt Disney

Ad Haiti possiede una delle maggiori industrie del mondo di abbigliamento. Migliaia di lavoratori poco più che quindicenni, pagati 450 lire all’ora. Lavorano dalle 10 alle 12 ore al giorno. Il rumore all’interno degli stabilimenti è assordante, non si può andare in bagno più di due volte al giorno e la pausa pranzo dura 10 minuti. Si calcola che per guadagnare la cifra che l’amministratore delegato della Disney guadagna in un ora, un’operaia haitiana dovrebbe lavorare 101 anni, per 10 ore tutti i giorni!

Totalfina-Elf
Appoggia il regime oppressivo in Birmania. Recentemente è stata al centro del disastro naturale causato dall’affondamento del piattaforma petrolifera Erika.

Industrie farmaceutiche

Molte sono le multinazionali farmaceutiche boicottate perché sfruttano gli animali negli esperimenti. Fra i nomi importanti: Bayer, Henkel, Johnson & Johnson, L’Oreal
Colgate-Palmolive, Reckitt Banck e Johnson Wax.
Nel caso della Bayer citiamo poi il caso Lipobay. 52 persone decedute.
Recentemente è stata inoltre aperta un’inchiesta contro la Glaxo per un farmaco antidepressivo, lo Seroxat.
Segnaliamo invece come buona notizia la concessione della Roche al governo brasiliano di ridurre del 40% il prezzo di un farmaco anti-aids.

Danone
Per aumentare gli utili dell’anno 2000 la Danone, uno dei maggiori produttori e distributori di acque minerali del mondo, decise di licenziare 1800 persone. A Calais 500 famiglie si unirono in una campagna di boicottaggio. Grazie all’intervento di alcune associazioni per la tutela dei consumatori la campagna ha superato le Alpi arrivando anche in Italia (dove la Danone distribuisce con i marchi Saiwa, Galbani e Ferrarelle).

Benetton
In Patagonia tutte le terre di Rio Negro sono di proprietà Benetton. Le molte popolazioni tribali che le abitavano sono state segregate in piccole strisce di terra e vengono utilizzati come manodopera. Sotto pagati (200 dollari al mese), ritmi di lavoro estenuanti (10-12 ore), nessuna assistenza medica, nessuna possibilità di riunirsi in sindacati. In estate, alle popolazioni locali è vietato attingere dai fiumi (in alcuni tratti per impedire l’accesso utilizzano il filo spinato e la corrente elettrica), per molti unica risorsa di vita.

Le multinazionali che si sono arrese

Nike (scarpe e abbigliamento sportivo)
Nell’Aprile del 1998 la multinazionale si arrese. La’annuncio è stato dato dal gran capo in persona, Phil Knight, fondatore, primo azionista e amministratore delegato del gruppo. A condizione che la campagna di boicottaggio finisca, Nike ha accettato di alzare da 14 a 18 anni l’età minima dei lavoratori nelle fabbriche di calzature e di portare a 16 l’eta minima di tutti gli altri lavoratori inpiegati nella produzione di abbigliamento, accessori e attrezzature.
In 12 fabbriche indonesiane è scattato un aumento del 37% della retribuzione di tutti i lavoratori che percepivano il salario minimo (28 mila persone). L’azienda si è inoltre impegnata a bonificare tutte le sue fabbriche e a rispettare i livelli di sicurezza imposti dalla legge. Inoltre aumenterà il sostegno all’attuale programma di micro-finanziamento, che gia’ coinvolge mille famiglie in Vietnam, estendendolo anche all’Indonesia, al Pakistan e alla Thailandia. In tutti gli stabilimenti asiatici il gruppo, che ha il quartier generale a Beaverton, nell’Oregon, amplierà i programmi di istruzione, offrendo ai dipendenti corsi per ottenere un diplorna equivalente a quello delle scuole medie e superiori.
Dopo la conferenza stampa che si è tenuta a Washington, in cui la Nike annuciava la resa, le sue azioni in borsa sono salite di due dollari.

Reebok
Sempre nel 1998 anche la Reebok ammise, facendo un’indagine interna, che nelle sue fabbriche in Indonesia gli operai lavorano in condizioni di pericolo, a volte per più di dodici ore al giorno.
L’autodenuncia fu un passo importante e da quel giorno le cose sono molto migliorate. I dipendenti hanno libertà di organizzazione sindacale, gli stipendi sono stati adeguati ai minimi di legge e i limiti di sicurezza vengono rispettati.
Rimane però da chiedersi cosa succeda in Cina, dove la multinazionale ha il 50% della sua produzione e dove questa indigine interna non arrivò…

Del Monte
Ufficialmente la campagna di boicottaggio della Del Monte è finita, con ottimi risultati. Il vecchio direttore delle piantagioni in Kenya è stato licenziato e la multinazionale ha firmato una serie di accordi che prevedono la regolarizzazione delle assunzioni, l’aumento dei salari minimi in modo da coprire i bisogni fondamentali per tutta la famiglia, la garanzia della libertà e delle attività sindacali, la salvaguardia della salute dei lavoratori e la difesa dell’ambiente. L’azienda si è inoltre impegnata in un progetto di monitoraggio e controllo da parte delle associazioni sindacali e del Comitato nazionale di solidarietà.

Fonte: http://www.mediterre.net/brindisisocialfor…%B9_cattive.htm

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Il Pianeta Verde

ottobre 9, 2009 at 7:49 pm (Uncategorized)

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