la morte
Vincere la paura della morte è un grande passo di libertà; ci aiuta a vivere meglio.
Oggi si studia, si impara, ci impratichiamo con migliaia di cose, ma non impariamo niente sul morire. Anzi, si evita di parlarne, di pensarci e quando quel prevedibile, naturalissimo momento arriva, la maggior parte di noi è impreparata, soffre terribilmente aggrappandosi alla vita e così facendo soffre ancora di più.
Non è sempre stato così. Quasi tutte le antiche civiltà vedevano nella morte un aspetto essenziale della vita e avevano per questo sviluppato nella loro cultura della morte, un loro modo per affrontare questo mistero.
Se oltre al corpo siamo anche qualcos’altro, quel qualcosa non viene però nutrito bene; mentre i nostri sensi sono continuamente rimpinzati con sapori, suoni, odori, cose da vedere; l’anima fa la fame ed è assetata.
Nel Mahabharata (poema epico della mitologia induista, inoltre è uno dei testi sacri più importanti di questa religione) c’è un’immagine di un’uomo che cammina nella foresta e sente una ragnatela sfiorargli il viso, ha due scelte: può, con la mano, fare un semplice gesto, rimuoverla e andare avanti; oppure può fermarsi e osservare il centro di quella ragnatela, della verità.
Tantissime volte nella vita ci capitano queste esperienze sentiamo un’allusione a qualcosa che sta dietro le apparenze, ma nella fretta preferiamo, distrattamente, fare un qualche gesto e andare avanti.
Una civiltà che nega la morte finisce per negare la vita.
KRISHNAMURTI: “La ragione per la quale la morte è così ardua per voi è che avete basato la vostra vita sull’attaccamento e l’accumulazione. Volete sapere come morire (come si fa a morire)? Pensate a ciò che avete di più caro e lasciatelo andare. Quella è la morte”. … “Dobbiamo morire ogni giorno. Dobbiamo morire ogni momento. Dobbiamo morire adesso”.
ROSENBERG L.: “Un confronto reale con la morte ci mette in grado di apprezzare la vita in modo interamente nuovo e di farne un uso migliore. La luce splendente della morte può liberare la nostra vita”. La verità è che siamo tutti sul Titanic, anche se immaginiamo che si tratti di una crociera di piacere, proprio come pensavano i passeggeri del Titanic”. … “Gli attaccamenti, secondo il buddismo, che creiamo durante la vita e che dovremo abbandonare alla morte, sono la causa della nostra sofferenza. … Sapere di dover lasciare andare gli attaccamenti nel momento della morte ci da la possibilità di lasciarli andare adesso, risparmiandoci così tanta sofferenza”. … “Può capovolgere il nostro mondo, indirizzandoci verso un modo interamente nuovo di vivere”. … “Così, anziché sprecare tempo sulla questione se ci sia vita dopo la morte, possiamo dedicarci interamente alla questione se c’è vita prima della morte”.